Successo o fallimento dipendono dall’armonia o disarmonia della nostra volonta’ individuale con la Volonta’ Divina. Bowl of Saki 18 Aprile, Hazrat Inayat Khan.

La spiritualità non è necessariamente intellettualità, né ortodossia né ascetismo. Ortodossia, ascetismo o ricerca intellettuale della verità, sono tutti i diversi modi che le persone hanno adottato per raggiungere la meta spirituale; ma il modo non è la meta. Se ci può essere una definizione di spiritualità, è l’accordatura del cuore.

In questa nostra epoca materialista la qualità del cuore è completamente dimenticata, e una grande importanza viene attribuita alla ragione e alla logica. Quando discutiamo con una persona vuole che discutiamo con la ragione; dobbiamo essere logici. Non c‘è posto per il sentimento e l’idealismo. E’ per questo che l’umanità si allontana sempre più dalla realizzazione spirituale. Quella che è la principale e migliore qualità viene ignorata; e ignorandola questa qualità diventa morta. Se un poeta si trova a vivere in un villaggio dove nessuno capisce la poesia, se un artista vive in una città dove nessuno si interessa alla sua pittura, se una persona con genio inventivo non ha l’opportunità di mettere in risalto le sue invenzioni, le loro facoltà e i loro talenti si affievoliscono e alla fine muoiono, e lo stesso accade alla qualità del cuore; se non viene tenuta in considerazione, se non ha l’opportunità di svilupparsi, se viene ignorata, allora questa qualità si affievolisce e alla fine muore. Come dice una canzone: “ La luce di un’intera vita muore quando l’amore se n’è andato”. Che cosa rimane? Non c’è segno di vita; quello che rimane si esprime intellettualmente mediante il potere dell’egoismo. E’ difficile vivere nel mondo perché l’egoismo è sempre in aumento.

C’è una certa finezza che appartiene alla natura umana, una certa nobiltà, una certa indipendenza. C’è un certo ideale, una certa delicatezza, una certa maniera. E tutte queste si affievoliscono quando la qualità del cuore rimane non sviluppata.

Ho viaggiato per molti anni, vedendo persone impegnate nella ricerca della verità; e con mio grande disappunto ho trovato molti che, sebbene interessati alle cose più elevate, tuttavia argomentano e discutono: “ Credi a quello che credo io?” o, “La mia fede è migliore della tua fede”, sempre intellettualmente. Ma non abbiamo bisogno di usare così tanto intelletto nella ricerca di Dio, nella realizzazione della spiritualità, perché questa non arriva grazie all’intelletto; si ottiene con l’accordatura del cuore.

Hazrat Inayat Khan

Hazrat Inayat Khan

Inayat durante un pellegrinaggio nei luoghi sacri dell’India incontrò il figlio del Guru Manek Prabhu che gli chiese: “ Cosa ti ha portato qui?”. E Inayat rispose: “Ho sentito che la casa di Manek Prabhu non è soltanto un tempio religioso, ma anche un centro di musica e poichè io ho intrapreso questo viaggio per rendere omaggio ai santi che vivono sul suolo indiano, ho deciso per prima cosa di visitare questo luogo.”“ Sono molto sorpreso che tu abbia scelto questo luogo invece che il tempio di un qualche Santo Mussulmano”, sottolineò il giovane stupito.

Al che Inayat replicò: “Mussulmano o Indù sono solo distinzioni esteriori, la Verità è una sola, Dio è uno, la vita è una. Per me il due non esiste. Due è solo uno più uno. Mukti ( la liberazione) è l’ideale della vita, è elevarsi sopra le diverse nascite e morti, invece che essere coinvolti nell’eterna ruota del nascere e del morire, che gira in continuazione grazie alla batteria costantemente mutevole del karma (azione)”.

La gente dirà che può essere così, ma che ci sono ugualmente molte persone emotive e affettuose. Ma le persone emotive non sempre sono persone amorevoli. Forse esteriormente, ma molto spesso più le persone sono emotive, meno sono amorevoli; perché un giorno il loro amore aumenta, e il giorno dopo diminuisce. Sono trasportati dalle emozioni proprio come le nuvole. Un giorno il cielo è limpido, il giorno dopo è completamente coperto. Non si può dipendere dalle emozioni. Questo non è amore; quella che si dovrebbe sviluppare è un’indole sensibile, un’indole simpatetica.

Inoltre esiste, specialmente nel mondo Occidentale, una falsa concezione della forza di carattere. Molti hanno inteso questo in modo sbagliato, e col pretesto della forza vogliono indurire il loro cuore. Molti pensano che per un uomo essere intenerito e commosso da qualcosa non sia naturale o normale. Al contrario non è naturale se un uomo non è intenerito e commosso; in quel caso è ancora nel regno minerale e non è ancora nel regno umano. Essere umani e non essere inteneriti o commossi da qualcosa di toccante, che si appella a noi, significa soltanto che gli occhi del cuore sono chiusi e le sue orecchie ostruite, che il cuore non è vivo. E’ l’errata comprensione di un alto principio. Il principio è che l’uomo deve essere sensibile e tuttavia, nello stesso tempo, così forte che per quanto abbia una grande sensibilità deve avere abbastanza forza per nasconderla. Non significa che non deve avere sensibilità; un uomo privo di sensibilità è senza vita. Per quanto si studi psicologia, teoricamente o praticamente, non si raggiungerà la spiritualità. La spiritualità non appartiene all’intellettualità. Non ha niente a che fare con essa. In relazione alla spiritualità, l’intellettualità è utile soltanto nella misura in cui un intellettuale può esprimere meglio l’ispirazione spirituale.

Ci si potrebbe chiedere se non sia naturale raggiungere la spiritualità. Non arriva senza uno sforzo da parte nostra? E se non è naturale, allora a cosa serve raggiungere la spiritualità? La risposta è che la spiritualità non è soltanto per gli esseri umani ma anche per la creazione inferiore, per ogni essere; non la spiritualità nel senso in cui noi la intendiamo solitamente, ma nel senso di essere accordati alla propria tonalità naturale. Anche gli uccelli hanno i loro momenti di esaltazione. Al tramonto o al sorgere del sole, quando spunta l’alba, al chiaro di luna, ci sono momenti in cui gli uccelli e gli animali si sentono esaltati. Cantano e danzano e stanno sui rami degli alberi in esaltazione. Ogni giorno sentono questa gioia intensa. E se andiamo ancora oltre e abbiamo occhi per vedere la vita nelle forme in cui gli altri non la vedono, nella roccia o nell’albero, scopriamo che ci sono momenti in cui anche gli alberi sono in un completo stato d’estasi. Chi vive naturalmente, chi apre le porte del suo cuore, chi ha un’anima in contatto con la natura, scopre che la natura canta, danza, comunica. Non è soltanto una leggenda, una storia del passato, che i santi erano soliti comunicare con gli alberi. E’ un fatto reale ed è lo stesso oggi come nel passato. Le anime sono sempre della stessa natura. Sono le stesse, solo noi siamo diventati scettici, non abbiamo più fiducia nella vita. Siamo diventati materialisti, abbiamo chiuso gli occhi a ciò che ci sta davanti. Le anime possono diventare sante e sagge oggi come nel passato. Le stelle non sono forse le stesse di sempre? Anche oggi comunicano con chi è in grado di comprenderle. Ma noi abbiamo voltato le spalle alla natura; viviamo in un mondo artificiale; siamo diventati non soltanto materialisti, siamo diventati materia stessa.

I Sufi in tutte le epoche, i mistici in India, in Persia e in Egitto hanno considerato il risveglio della qualità del cuore la cosa più importante nella vita. Perché tutte le virtù che il sacerdote può insegnare e prescrivere, tutte le virtù che ci hanno detto di praticare nella vita, arrivano naturalmente quando il cuore è aperto. Non è necessario imparare la virtù; la virtù diventa nostra. Le virtù che vengono insegnate, quanto durano? Se c’è una virtù deve arrivare da sola; la spiritualità è naturale. E se gli animali e gli uccelli possono sentire un’esaltazione spirituale, perché noi no? Ma noi non viviamo una vita naturale. Nella nostra civiltà abbiamo cercato di essere il più lontani possibile dalla natura e dalla vita naturale, respirando un’atmosfera artificiale contraria alle influenze climatiche, mangiando il cibo che abbiamo prodotto, trasformandolo in qualcosa di completamente diverso da quello che la natura aveva creato. La questione più importante è come fare il miglior uso possibile della nostra vita, come fare il miglior uso possibile di questa opportunità che ci passa accanto. Ogni istante perso è incomparabilmente più prezioso di una perdita di denaro. Quando l’uomo se ne rende conto, arriverà sempre più alla conclusione che mentre pensava di progredire, in realtà si muoveva in tondo nello stesso labirinto. Se soltanto avesse trovato la porta, quella porta che dai saggi è chiamata realizzazione spirituale! Per quanto ben istruiti si possa essere, per quanto sia stato accumulato o realizzato, per quanto potere e posizione sociale si sia raggiunto, nulla di tutto ciò sarà permanente; c’è solo una cosa che è eterna ed è la realizzazione spirituale. Senza questa ci sarà sempre insoddisfazione, un senso di inquietudine. Nessun sapere, potere, posizione o ricchezza può dare l’appagamento che la realizzazione spirituale può dare.

Nel mondo non c’è niente di più facile e niente di più difficile; difficile perché noi l’abbiamo reso difficile; facile perché in realtà è la cosa più facile possibile. Tutte le altre cose si devono comprare e pagare. Dobbiamo persino pagare per la nostra acqua. Ma per la realizzazione spirituale non abbiamo bisogno di pagare nessuna tassa. E’ nostra, è il nostro sé; è la manifestazione del nostro sé. Ciononostante quello a cui diamo valore è quello che otteniamo con difficoltà. L’uomo ama così tanto la complessità; fa qualcosa di grande e complicato e dice: “ Questo è di gran valore”. Se è semplice pensa che non abbia alcun valore. Questa è la ragione per cui, gli antichi, conoscendo la natura umana, dicevano a una persona che affermava di desiderare la realizzazione spirituale: “ Benissimo, per dieci anni recati al tempio, cammina attorno ad esso cento volte ogni sera. E vai al Gange. Allora otterrai l’ispirazione.” Questo è quello che si dovrebbe fare con le persone che non saranno soddisfatte di una spiegazione semplice della verità, che hanno bisogno di complessità.

Spesso si sente la gente dire: “ Una volta avevo una grande sensibilità, ma quella sensibilità se n’è andata completamente, si è persa. Ora non ho più alcuna sensibilità”. Questo in realtà significa che qualcosa in loro è morto. Non lo sanno, ma qualcosa di notevole importanza è morto come conseguenza del loro essere affettuosi, amorevoli, gentili. Forse si sono imbattuti nelle qualità malvagie della natura umana e ne sono rimasti delusi; e perciò il cuore sensibile ha bevuto una coppa di veleno ed è morto. Ci sono altri che a causa del moralismo o dell’acuta percezione di un difetto umano, a causa della loro tendenza critica, incominciano a odiare qualcuno prima di poterlo amare, lasciando che l’odio arrivi per primo e non concedendo nessuna possibilità all’amore.

Quel che è necessario è sviluppare una natura simpatetica e sostenere la sua crescita graduale. Proprio come è difficile per chi studia lo sviluppo vocale esercitarsi con la sua voce e tuttavia impedire che venga deteriorata, lo stesso accade con una persona simpatetica. Mentre si sviluppa, corre il rischio di deteriorare la facoltà della simpateticità ; in altri termini, più una persona è amorevole, più possibilità ha di rimanere delusa. Più grande è l’amore, più grande è la fragilità del cuore, più diventa suscettibile a tutto, finché può spezzarsi in qualunque momento. Chi percorre il sentiero della simpateticità dovrebbe prestare molta attenzione che la sua strada non venga ostruita; tutto cercherà di ostruire la sua strada, ed è la sua perseveranza che la manterrà aperta.

La mancanza di sviluppo di una natura simpatetica produce un blocco nella mente e nel corpo. Nel corpo fisico ci sono alcuni centri nervosi, centri che vengono risvegliati dallo sviluppo simpatetico. E con la mancanza di uno sviluppo simpatetico rimangono chiusi. E’ per questa ragione che un macellaio è meno intuitivo. Tutto ciò che allontana l’uomo dalla simpateticità lo deruba dell’intuizione, perché in questi centri più sottili la simpateticità sviluppa vita, e l’assenza di questa simpateticità sottrae quella vita.

Lo stesso accade nella mente. Quando il cuore non è simpatetico c’è qualcosa che manca nella capacità mentale dell’uomo, ed è la simpateticità che la dischiude. I Sufi conoscono il rimedio per questa malattia, ed è la pratica dell’arte che è chiamata Zikar o Mantra. Praticando quest’arte particolare nel giusto modo si attivano questi centri sottili con le vibrazioni. Ripetendo determinate parole mistiche i centri cominciano a vibrare. Molto spesso, anche solo dopo un breve periodo di esecuzione di queste pratiche, una persona si sente completamente diversa, soprattutto quando un concetto mentale viene mantenuto durante quel periodo; e in tal modo contemporaneamente si sviluppa la concentrazione. La concentrazione serve ad approfondire o a rendere centrale la natura amorevole o natura simpatetica, e quando questa incomincia a fluire all’esterno si crea un’atmosfera, un’atmosfera spirituale. Tutto questo proviene dallo sviluppo della sensibilità.

Durante il mio pellegrinaggio in cerca dei santi Indiani ne vidi alcuni la cui presenza fu più illuminante che leggere libri per tutta una vita, o discutere migliaia di volte su dei problemi. Non avevano bisogno di parlare; diventavano luci viventi, fontane d’amore. E come esiste il contagio di una malattia, così c’è anche un contagio nella realizzazione spirituale. Ci si sente elevati, e pieni di gioia, estasi, felicità, illuminazione.

Senza dubbio una persona può ricevere un’ impressione maggiore rispetto a un’altra; su una persona l’influenza è molto più grande che su un’altra. Tutto dipende dalla persona. Mi ricordo di una donna che una volta mi disse: “ Da quando siete arrivato mio marito è stato molto gentile con me”. Ma otto giorni dopo lasciai la città in cui mi trovavo, e lei mi scrisse che suo marito era esattamente com’era prima. La persona fa una grande differenza, perché è proprio come l’effetto del fuoco. Sulla roccia, sul ferro, sulla cera, sulla carta, sul tessuto, sul cotone, su ogni oggetto l’effetto del fuoco è diverso, e così su ogni persona l’effetto di una personalità spirituale è diverso.

Una volta incontrai un uomo istruito, un dottore in filosofia con un gran numero di titoli accademici. Parlammo del lato più profondo della vita. Era molto interessato a quello che dicevo e mi riferì che mi stimava molto; perciò pensai a quanto sarebbe stato molto più interessante per lui se gli avessi parlato del mio maestro. Gli dissi: “ In questa città c’è un uomo eccellente; non ha eguali in tutto il mondo. “ Ci sono persone simili?”, chiese, “ Mi piacerebbe davvero molto incontrarlo. Dove vive?”. Ed io risposi in una certa parte della città. Disse: “ Anch’io vivo lì, dove si trova la sua abitazione? Lì conosco tutti. Come si chiama?”. Ed io glielo dissi. “ Conosco quest’uomo da vent’anni, ed ora tu mi parli di lui!”. Tra me pensai: “ Neppure in cento anni saresti stato in grado di conoscerlo”. Non era pronto a conoscerlo. Se le persone non sono abbastanza evolute non possono apprezzare, non possono comprendere gli altri. Non possono neppure comprendere le anime più grandi. Possono sedersi con loro, parlare con loro; possono essere in contatto con loro per tutta la vita, ma non vedono; mentre un altro, se è pronto a capire, ha bisogno soltanto di un attimo. Questo filosofo aveva conosciuto per vent’anni il mio maestro, e tuttavia non l’aveva conosciuto; io lo vidi una volta sola e divenni suo discepolo per sempre. Quest’uomo era istruito, un grande intellettuale, ma lo vedeva con il suo cervello; io vedevo il mio maestro con il cuore.

L’unico principio da ricordare sul sentiero della simpateticità è che tutti noi dovremmo fare del nostro meglio per la gioia di coloro che amiamo e incontriamo. Ma non dobbiamo aspettarci la stessa cosa da coloro che amiamo e incontriamo. Perché dobbiamo realizzare che il mondo è quello che è, e non possiamo cambiarlo; possiamo soltanto cambiare noi stessi. Chi vuole che gli altri facciano quello che desidera rimarrà sempre deluso. Questa è l’anima che si lamenta, che per tutto il giorno e ogni giorno del mese si lamenta. Non è mai senza un lamento; se non è per un essere umano, allora è per il clima; se non è per il clima, allora è per la situazione; se non è per qualcun altro, allora è per se stessa.

Dovrebbe ricordarsi che l’autocommiserazione è la peggiore povertà. La persona che prende la vita in questo modo, che ritiene che il suo povero sé sia stato dimenticato, abbandonato, maltrattato da tutti, dai pianeti e persino da Dio, per questa persona non c’è speranza; è un esiliato dal giardino dell’Eden. Ma colui che dice: “ Conosco la natura umana, non mi posso aspettare qualcosa di meglio, devo solo cercare di apprezzare quel che di buono arriva da essa ed esserne grato, e cercare di dare il meglio che posso agli altri”, ha il solo atteggiamento che gli renderà possibile sviluppare la sua natura simpatetica. Chi tiene la giustizia davanti a sè ne sarà sempre accecato; parla sempre di giustizia ma non la conosce mai realmente. La luce della giustizia cade sulla strada di chi tiene la giustizia in secondo piano e usa la giustizia soltanto con se stesso. Quando non si è comportato in modo corretto verso gli altri, rimprovera se stesso, ma se gli altri non si comportano bene nei suoi confronti dice che anche questo è giustizia. Per la persona giusta tutto è giusto; per l’ingiusto tutto è ingiusto. Chi parla troppo di giustizia è lontano dalla giustizia; questa è la ragione per cui ne parla.

Quindi non c’è assolutamente nessuna ricompensa nella sensibilità se porta soltanto a una delusione? La ricompensa della vita è la vita stessa. Una persona può soffrire di una malattia o essere molto infelice e triste; ma se le venisse chiesto: “ Vuoi trasformarti in una roccia?” , direbbe “ No, piuttosto lasciatemi vivere e soffrire”. Quindi la ricompensa della vita è la vita; e la ricompensa dell’amore è l’amore stesso. Amare è vivere, e il cuore che si chiude a tutti si chiude al suo stesso sé.

La differenza tra amore umano e amore divino è come quella tra esercitazione e guerra. Ci si deve esercitare per prepararsi alla guerra. Si deve conoscere il fenomeno dell’amore su questo piano per prepararsi ad amare Dio che solo merita amore. Chi dice: “ Odio gli esseri umani ma amo Dio” non sa cosa vuol dire amore; non si è esercitato,è inutile in guerra. Se una persona amorevole ama un essere umano o ama Dio, non mostra traccia di odio. E chi ha odio dentro di sé non ama né un uomo né Dio, perché l’odio è il segno che le porte del suo cuore sono chiuse.

Non è un gran peccato oggigiorno vedere tra le nazioni molto civilizzate, una nazione agire contro l’altra, una mancanza di fiducia e la paura di una guerra tra loro? E’ terribile pensare che l’umanità, anche se sembra progredire, sta in realtà retrocedendo in misura assai più grande di quanto si sia mai visto nella storia del mondo. Stiamo evolvendo o arretrando? Quello che si sta perdendo non è l’intellettualità, perché ogni giorno la gente inventa cose sempre più ingegnose. Allora cosa si sta perdendo? La qualità del cuore. E’ come se ogni giorno venisse sepolta sempre più in profondità. Quindi oggi il vero uomo sta per essere distrutto, e la parte falsa del suo essere rimane. Condizioni migliori possono essere create soltanto dall’individuo che comprende che è lo sviluppo del cuore che può realizzarle, e nient’altro.

Molto spesso la gente che è venuta ad ascoltarmi, poi mi dice: “ Sì, tutto ciò che dice è molto interessante, molto bello, e anch’io desidero che si possa cambiare il mondo. Ma quanti la pensano come lei? Come può farlo? Come lo si può fare?.” Vengono con queste osservazioni pessimistiche. Ed io dico loro: “ Una persona arriva in un paese con un po’ di raffreddore o influenza e questa si diffonde. Se una cosa brutta può diffondersi, non può allora diffondersi anche il pensiero elevato dell’amore, della gentilezza e della cordialità verso tutti gli uomini? Perciò dobbiamo fare in modo che ci siano germi più sottili di cordialità che vanno dall’uno all’altro, di amore e gentilezza, di senso di fratellanza, di desiderio di evoluzione spirituale; essi avranno risultati più grandi degli altri germi. Se tutti noi avessimo adottato questa visione ottimista, se tutti noi avessimo lavorato nel nostro piccolo, avremmo potuto ottenere molto”.

Ci sono molte persone buone, amorevoli e gentili il cui cuore si rivolge con simpatia ad ogni persona che incontrano. Ma sono spirituali? Questa è una questione importante da comprendere. La risposta è che sono molto vicini alla realizzazione spirituale, ma sono spirituali inconsapevolmente. Non sono spirituali consapevolmente. Molto spesso incontriamo una madre, un padre o un bambino in cui scorgiamo una profonda propensione all’amorevolezza; l’amore sgorga da loro, sono diventati fontane d’amore. Tuttavia non conoscono una parola di religione o misticismo. Ma questo non importa. Dopo tutto cosa sono questi nomi? Nient’altro che reti per catturare pesci, che possono poi rimanere in quelle reti per anni. A volte questi sono grandi nomi con poco significato per loro, ma con questi nomi viene fatto molto da chi vuole commercializzare le cose più belle. Molto spesso è cibo offerto dai cosiddetti operatori spirituali per soddisfare la curiosità umana e per fare scalpore anche nel mondo spirituale. Eppure la verità è semplice. Più si è semplici e più si cerca la semplicità, più ci si avvicina alla verità.

La qualità devozionale ha bisogno di una certa direzione: questa direzione le permette di espandersi. La qualità amorevole è proprio come l’acqua. La tendenza dell’acqua è di espandersi, diffondersi, e quindi la qualità amorevole si diffonde; ma se una persona non è ben diretta o se non si conosce, allora invece di farsi più profonda diventa limitata. La qualità dell’amore innanzitutto deve essere resa più profonda prima di espandersi. Altrimenti quello che in genere accade a quelli che incominciano ad amare tutti gli esseri umani è che alla fine odiano tutti gli esseri umani, perché per prima cosa non hanno scavato abbastanza a fondo in se stessi e così non hanno più forza di attrazione. I Sufi quindi hanno ritenuto che la cultura spirituale sia la cultura del cuore. Essa consiste nell’ accordatura del cuore. Accordare significa cambiare il tono della vibrazione. L’accordatura del cuore significa modificare le vibrazioni, per poter raggiungere un certo tono che è il tono naturale; allora si sentono gioia ed estasi di vita, che ci mettono in grado di dare gioia agli altri anche con la nostra presenza, perché siamo accordati. Quando uno strumento è accordato nel giusto modo non c’è bisogno di suonare musica su di esso; anche solo toccandolo si sentirà un grande magnetismo provenire da esso. Se uno strumento ben accordato può avere questo magnetismo, quanto più grande dev’essere il magnetismo del cuore che è accordato! Rumi dice: “ Sia che tu abbia amato un essere umano sia che tu abbia amato Dio, se hai amato abbastanza alla fine sarai condotto alla presenza dell’Amore supremo stesso”.